Russolo, si diceva.
Illuminante.
Almeno per me.
Ha progettato -e costruito, assieme a Ugo Piatti- gli intonarumori.
Forse ne avete già sentito parlare.
Mike Patton ha registrato i suoni prodotti da questi strumenti. Vorrà usarli in qualche sua composizione. O magari l'ha già fatto. Non so, non mi sono informato.
Il fatto è che Mike Patton non mi fa impazzire. Certo, a tratti geniale, uno sperimentatore estremista, ma la sua musica non sempre mi convince. Questione di gusti, immagino.
Russolo invece sì -mi convince.
Gli intonarumori, si diceva.
Ma procediamo con ordine...forse.
Credo che chiunque dovrebbe leggere "L'arte dei rumori", di (indovinate un po'?) Luigi Russolo.
La tesi di fondo, volendo essere sintetici al limite del pressapochismo, è che i rumori, per lo meno quelli che solitamente definiamo tali, sono a tutti gli effetti materiale musicale. Riproducibili, intonabili, controllabili, utilizzabili in composizioni.
L'opera è del 1916 se non sbaglio.
Piuttosto avanti il ragazzo.
Stiamo parlando di uno che studiava l'intonazione dei rumori e cercava di riprodurla al piano. Giusto per inquadrare il personaggio.
I rumori sono classificati, catalogati, suddivisi in categorie. Tendono a muoversi su scale enarmoniche. In poche parole il passaggio da un tono a quello immediatamente successivo (o da una frazione di tono alla seguente) non avviene per valori discreti, ma tutti i possibili stadi intermedi vengono coperti. Un po' come la differenza fra analogico e digitale (ora, se fra i lettori, oltre a linguisti, studiosi di filosofie orientali e sosia di Roisin Murphy, ci fossero anche informatici, o periti elettronici, o fisici acustici, io credo che
a) sarei molto contento perchè un pubblico vasto ed eterogeneo segue il mio blog
b) sarei un po' inquietato
c) non scriverei più nulla per la paura di venire eventualmente sbugiardato ed esposto al pubblico ludibrio, qualunque cosa voglia dire).
I rumori, si diceva.
Sembrerà una provocazione, ma è vero: leggete questo libro e non ascolterete più la città con le stesse orecchie.
E non solo la città.
Togliete i rumori alla campagna ed otterrete un cimitero.
Sì, questo lo diceva Russolo, dopo tutto era un futurista...
Uno degli aspetti che più mi ha incuriosito di quest'opera è la centralità che assume il timbro.
Come dire, la qualità del singolo suono/rumore.
Quand'ero alle medie ci dicevano che il timbro è quella caratteristica del suono che permette di capire se una stessa identica nota è ottenuta tramite un pianoforte oppure, che ne so, un violino.
Ecco, per i rumori funziona allo stesso modo, solo che qui si tratta di distinguere un tuono da un martello pneumatico.
Ho come l'impressione di aver ridotto il discorso di Russolo ad una semplice disquisizione su cantieri edili e temporali.
Riformuliamo, anzi no, andiamo avanti.
La modernità del trattato di Russolo sta proprio nel dichiarare centrale questo aspetto del suono. Pensateci, la musica elettronica, ad esempio, ha fatto della qualità e della particolarità dei suoni i suoi punti di forza.
Stupefacente.
I Chemical Brothers dovrebbero ringraziare Russolo!
Gli Einsturzende Neubauten l'hanno già fatto, citandolo in Let's do it a Dada, se riesco a capire come inserire il link ve la faccio pure ascoltare
...
...
niente non ce la faccio, eppure l'altra volta mi era riuscito...
va beh, comunque se la cercate su you tube la trovate di sicuro.
Sinceramente, credo ci sia un fondo di spirito democratico in questi studi sui rumori. Anche loro hanno avuto la loro rappresentanza, da questo momento in poi hanno potuto dire la loro, farsi sentire, fondersi con i suoni più "canonici".
Russolo insiste molto sulla possibilità, sfruttando l'enarmonia dei rumori, di cogliere un'enormità di sfumature nuove, nascoste, date dalla ricchezza di armonici dei rumori stessi, dal loro scivolare graduale da una nota all'altra; non trovate una estrema sensibilità, una poesia densa ed armoniosa, in questo concetto?
No?
Proprio niente niente niente?
Gli intonarumori, si diceva.
Sono macchine, o meglio, strumenti, progettati e costruiti da Russolo, per riprodurre, intonare e controllare i vari rumori.
Tutto qui.
Potevo evitare di scriverci un post, direte voi.
E invece, siccome mi pare di non aver detto assolutamente nulla della genialità di questi studi, penso ne scriverò un altro.
Suona come una minaccia, lo so.
State attenti.
martedì 2 marzo 2010
martedì 23 febbraio 2010
Genesi improbabile - una presentazione
E allora lei mi dice, perchè non fai un blog, e io le rispondo, ci avevo pensato, ma che ci scrivo? Non so, quello che vuoi.
Poi lascio cadere un po' di polvere su quest'idea -pigrizia, insicurezza, scarsità di entusiasmo.
Poi mi ridice, allora questo blog? E io, hai ragione sono proprio inaffidabile. Vediamo di rimediare, partiamo con una cosa semplice semplice.
Mi presento.
Semplice?
Zac.
Detto fatto, eccoci qui-pronti via.
Che scrivere?
Che dire?
Che pensare?
Qui si sta alzando il tiro delle domande, mentre il mio profilo rimane assai basso -qui mi sto arzigogolando in dubbi tutto sommato leciti, ma puerili, mentre il mondo prosegue nel suo delirio.
Quindi.
Focalizzare.
Lo scopo: esprimere.
Informare? Non scherziamo, mica sono un giornalista...
Il destinatario: chiunque, dunque nessuno - alla faccia dell'ansia da prestazione.
Interessi: sviluppare una musica che abbia come punti di riferimento i rumori di Russolo, la serenità del Buddha e la gommosità di un fungo.
A sproposito, un avviso per tutti quelli che desiderassero aprire un blog: il nome "gommosino" è fra quelli ancora disponibili, io non l'ho scelto solo per lasciare questo privilegio a persone più meritevoli di me.
Tornando a bomba, qualunque cosa voglia dire.
Questa dovrebbe essere una presentazione: dì chi sei, quello che ti piace, cosa vorresti fare...e chi lo sa? Cioè, è così facile? Basta scriverlo qui?
Ok, proviamo: sono alto 1 metro e ottanta, un po' sovrappeso e single. Ho gli occhi verdi, ma alcuni dicono che sono marroni. Io risolvo definendoli verde oliva, anche se non è assolutamente vero.
Mmmh, no, non funziona, mi sa che queste righe le tengo buone per la presentazione all'agenzia matrimoniale a cui presto invierò il mio CV.
Erase and rewind.
Lo dicevano pure i Cardigans. Non che fossero questi grandi poeti, non che avessero queste enormi verità da regalare al mondo...ma la canzone tutto sommato era carina.
La musica, si diceva. Forse era meglio iscriversi al myspace?
Troppe iscrizioni.
Musica e scrittura. I punti fermi. Forse. Diciamo, i punti meno instabili.
Musica e scrittura, ma non necessariamente insieme: non starò qui a cercare di metamorfizzarmi nel Marzullo dei poveri (...) chiedendomi quanto la musica sia scrittura e quanto lo scrivere sia musica.
Oddio, l'ho già fatto.
Mi sono dato un colpo basso.
Ok chiudo il blog, non fa per me.
Senza essere così drastici, un veloce cambio di direzione.
Eccovi finalmente un'informazione che potrebbe essere interessante: Electric café è il titolo di un album dei Kraftwerk, gruppo che sintetizza alla perfezione estetiche futuriste, sperimentazione e ricerca sonora, essenzialità dei testi. Questa non è la mia opinione, è oggettivamente così, se non siete d'accordo andate a sentirvi la loro discografia.
Forse il tono era sgradevole? Scusate, non sono abituato a parlare in pubblico, tanto meno a scriverci.
Però, bello, no?
Scrivere in pubblico, dico.
Un modo per illuderci che la nostra opinione conti qualcosa...ah, già, dimenticavo, con questo blog c'entra anche il nichilismo. Ma il nichilismo col sorriso, come piace a noi gggiovani, quella strana sensazione, simile a un'unghia che gratta sullo stomaco e ti dice: tanto è inutile.
Conoscete un modo per conciliare nichilismo e buddhismo? Pare che Nagarjuna ci sia andato vicino. Ma pare anche che molti non lo prendano sul serio. Peccato, la sua teoria del vuoto è affascinante. Banalizzandola un attimo: la realtà ultima è il vuoto, ma noi siamo invischiati in questa realtà, che sperimentiamo come vera e dolorosa, in cui sono validi gli insegnamenti del Buddha, che auspicabilmente ci aiuteranno ad uscirne, raggiungendo l'estinzione, il nirvana.
Ci sono molte probabilità che qualcuno dei lettori sia uno studioso di filosofie orientali? No, non credo, ma se per caso dovesse succedere, tenete presente che cito e non espongo, rubo qualche concetto per vedere se rientra nel mio personalissimo puzzle di significati costruiti, smontati e riassemblati.
Un modo come un altro per dire: se trovate qualche imprecisione in ciò che dico cercate di non essere troppo fiscali.
Ok, il tono non sta migliorando vero?
La presentazione, questo post dovrebbe essere la mia presentazione, un "eccomi qui" sufficientemente esauriente, ma non pesante, simpatico, ma non sboccato, ironico, ma non demente. Forse più che lo "scrittore" dovrei fare l'editore. Sono bravissimo a dirmi cosa dovrei fare, ma sono molto meno bravo a farlo.
Però scrivo bene, per lo meno, a me piace pensarlo.
Si chiama autostima, dicono -pare aiuti. A volte fa un po' a botte con il nichilismo, viene ignorata dal buddhismo, ma può avere a che fare con la musica e lo scrivere. Mi piace pensarlo. Dopo che ho pensato che scrivo bene, e prima di pensare a cosa scriverò dopo.
Avrete notato che ho messo una "e" dopo una virgola, alcuni amici particolarmente pedanti mi fanno notare che è un errore. Io faccio notare loro che sono particolarmente pedanti. E poi, se proprio vogliamo dirla tutta, la punteggiatura è il respiro, dico bene? C'è anche qualche linguista fra i lettori? Beh, insomma, perchè non dovrei prendere una boccata d'ossigeno prima di pronunciare, o scrivere, o pensare una "e"?
Avrete notato anche che spesso uso delle ripetizioni: per esempio, ho riscritto "avrete notato" due volte in poche righe. Tre con questa. Insomma, è voluto. Le ripetizioni possono essere affascinanti, non credete? Fate caso ai mantra, oppure ad alcuni brani di musica tribale, o elettronica. Credo che il concetto di loop sia una delle conquiste più spirirtualmente interessanti che la nostra società ha raggiunto nel corso degli anni. Dico sul serio, rifletteteci. Riflettiamoci. State riflettendo?
Visto? Funziona.
Mi sembra che questo post si stia allungando spropositatamente, chiedo consiglio a chi frequenta luoghi virtuali più assiduamente di me: è così? Vi siete rotti di leggere?
Allora metto su un po' di musica.
Einsturzende Neubauten, se ci si impegna non è nemmeno così difficile da pronunciare. Gruppo che, secondo il mio modesto parere, ha fatto proprie le teorizzazioni di Russolo sulla musicalità dei rumori, per lo meno nel suo primo periodo di attività. Il primo disco si chiama Kollaps, ci trovate rumori di lamiere, urla, stridii. Ha a che fare con Berlino, la morte e la malattia. Interessante, davvero. E poi come potrebbe non affascinare un disco in cui uno dei pezzi si chiama "negative nein"?!
L'unico consiglio: se volete tentare di ascoltarlo, non fatelo di primo mattino.
Davvero, lo dico per voi. Prendete le stesse precauzioni che prendereste se foste in procinto di provare un'eperienza psichedelica, che ne so, con LSD. Set, setting e dosaggio. Cercate di essere in forma, fisicamente e psicologicamente, in buona compagnia, o al limite soli, e non fatevi spaventare dal primo impatto con la "sostanza".
Ripensandoci, forse se siete in una buona forma psicologica e fisica non vale nemmeno la pena ascoltarlo. Non so, mi stanno un po' confondendo questi Einsturzende, non potremmo parlare d'altro?
Bene, diceva Ginsberg, il messaggio è "allargate l'area della coscienza", qualunque cosa voglia dire.
Fine presentazione-fine genesi-fine post.
P.S. Fra i nomi disponibili per un blog c'è anche "pimpa docet", mi auguro che qualcuno lo voglia adottare al più presto. Adottate una pimpa.
P.P.S. Sono innamorato di questa donna
http://www.youtube.com/watch?v=3d9nrrQGxzA&feature=related
Nel caso fra i lettori ci sia anche una sua sosia, magari studiosa di filosofie orientali e linguista, potrei abbandonare, o quanto meno mitigare, le mie simpatie per il nichilismo.
Poi lascio cadere un po' di polvere su quest'idea -pigrizia, insicurezza, scarsità di entusiasmo.
Poi mi ridice, allora questo blog? E io, hai ragione sono proprio inaffidabile. Vediamo di rimediare, partiamo con una cosa semplice semplice.
Mi presento.
Semplice?
Zac.
Detto fatto, eccoci qui-pronti via.
Che scrivere?
Che dire?
Che pensare?
Qui si sta alzando il tiro delle domande, mentre il mio profilo rimane assai basso -qui mi sto arzigogolando in dubbi tutto sommato leciti, ma puerili, mentre il mondo prosegue nel suo delirio.
Quindi.
Focalizzare.
Lo scopo: esprimere.
Informare? Non scherziamo, mica sono un giornalista...
Il destinatario: chiunque, dunque nessuno - alla faccia dell'ansia da prestazione.
Interessi: sviluppare una musica che abbia come punti di riferimento i rumori di Russolo, la serenità del Buddha e la gommosità di un fungo.
A sproposito, un avviso per tutti quelli che desiderassero aprire un blog: il nome "gommosino" è fra quelli ancora disponibili, io non l'ho scelto solo per lasciare questo privilegio a persone più meritevoli di me.
Tornando a bomba, qualunque cosa voglia dire.
Questa dovrebbe essere una presentazione: dì chi sei, quello che ti piace, cosa vorresti fare...e chi lo sa? Cioè, è così facile? Basta scriverlo qui?
Ok, proviamo: sono alto 1 metro e ottanta, un po' sovrappeso e single. Ho gli occhi verdi, ma alcuni dicono che sono marroni. Io risolvo definendoli verde oliva, anche se non è assolutamente vero.
Mmmh, no, non funziona, mi sa che queste righe le tengo buone per la presentazione all'agenzia matrimoniale a cui presto invierò il mio CV.
Erase and rewind.
Lo dicevano pure i Cardigans. Non che fossero questi grandi poeti, non che avessero queste enormi verità da regalare al mondo...ma la canzone tutto sommato era carina.
La musica, si diceva. Forse era meglio iscriversi al myspace?
Troppe iscrizioni.
Musica e scrittura. I punti fermi. Forse. Diciamo, i punti meno instabili.
Musica e scrittura, ma non necessariamente insieme: non starò qui a cercare di metamorfizzarmi nel Marzullo dei poveri (...) chiedendomi quanto la musica sia scrittura e quanto lo scrivere sia musica.
Oddio, l'ho già fatto.
Mi sono dato un colpo basso.
Ok chiudo il blog, non fa per me.
Senza essere così drastici, un veloce cambio di direzione.
Eccovi finalmente un'informazione che potrebbe essere interessante: Electric café è il titolo di un album dei Kraftwerk, gruppo che sintetizza alla perfezione estetiche futuriste, sperimentazione e ricerca sonora, essenzialità dei testi. Questa non è la mia opinione, è oggettivamente così, se non siete d'accordo andate a sentirvi la loro discografia.
Forse il tono era sgradevole? Scusate, non sono abituato a parlare in pubblico, tanto meno a scriverci.
Però, bello, no?
Scrivere in pubblico, dico.
Un modo per illuderci che la nostra opinione conti qualcosa...ah, già, dimenticavo, con questo blog c'entra anche il nichilismo. Ma il nichilismo col sorriso, come piace a noi gggiovani, quella strana sensazione, simile a un'unghia che gratta sullo stomaco e ti dice: tanto è inutile.
Conoscete un modo per conciliare nichilismo e buddhismo? Pare che Nagarjuna ci sia andato vicino. Ma pare anche che molti non lo prendano sul serio. Peccato, la sua teoria del vuoto è affascinante. Banalizzandola un attimo: la realtà ultima è il vuoto, ma noi siamo invischiati in questa realtà, che sperimentiamo come vera e dolorosa, in cui sono validi gli insegnamenti del Buddha, che auspicabilmente ci aiuteranno ad uscirne, raggiungendo l'estinzione, il nirvana.
Ci sono molte probabilità che qualcuno dei lettori sia uno studioso di filosofie orientali? No, non credo, ma se per caso dovesse succedere, tenete presente che cito e non espongo, rubo qualche concetto per vedere se rientra nel mio personalissimo puzzle di significati costruiti, smontati e riassemblati.
Un modo come un altro per dire: se trovate qualche imprecisione in ciò che dico cercate di non essere troppo fiscali.
Ok, il tono non sta migliorando vero?
La presentazione, questo post dovrebbe essere la mia presentazione, un "eccomi qui" sufficientemente esauriente, ma non pesante, simpatico, ma non sboccato, ironico, ma non demente. Forse più che lo "scrittore" dovrei fare l'editore. Sono bravissimo a dirmi cosa dovrei fare, ma sono molto meno bravo a farlo.
Però scrivo bene, per lo meno, a me piace pensarlo.
Si chiama autostima, dicono -pare aiuti. A volte fa un po' a botte con il nichilismo, viene ignorata dal buddhismo, ma può avere a che fare con la musica e lo scrivere. Mi piace pensarlo. Dopo che ho pensato che scrivo bene, e prima di pensare a cosa scriverò dopo.
Avrete notato che ho messo una "e" dopo una virgola, alcuni amici particolarmente pedanti mi fanno notare che è un errore. Io faccio notare loro che sono particolarmente pedanti. E poi, se proprio vogliamo dirla tutta, la punteggiatura è il respiro, dico bene? C'è anche qualche linguista fra i lettori? Beh, insomma, perchè non dovrei prendere una boccata d'ossigeno prima di pronunciare, o scrivere, o pensare una "e"?
Avrete notato anche che spesso uso delle ripetizioni: per esempio, ho riscritto "avrete notato" due volte in poche righe. Tre con questa. Insomma, è voluto. Le ripetizioni possono essere affascinanti, non credete? Fate caso ai mantra, oppure ad alcuni brani di musica tribale, o elettronica. Credo che il concetto di loop sia una delle conquiste più spirirtualmente interessanti che la nostra società ha raggiunto nel corso degli anni. Dico sul serio, rifletteteci. Riflettiamoci. State riflettendo?
Visto? Funziona.
Mi sembra che questo post si stia allungando spropositatamente, chiedo consiglio a chi frequenta luoghi virtuali più assiduamente di me: è così? Vi siete rotti di leggere?
Allora metto su un po' di musica.
Einsturzende Neubauten, se ci si impegna non è nemmeno così difficile da pronunciare. Gruppo che, secondo il mio modesto parere, ha fatto proprie le teorizzazioni di Russolo sulla musicalità dei rumori, per lo meno nel suo primo periodo di attività. Il primo disco si chiama Kollaps, ci trovate rumori di lamiere, urla, stridii. Ha a che fare con Berlino, la morte e la malattia. Interessante, davvero. E poi come potrebbe non affascinare un disco in cui uno dei pezzi si chiama "negative nein"?!
L'unico consiglio: se volete tentare di ascoltarlo, non fatelo di primo mattino.
Davvero, lo dico per voi. Prendete le stesse precauzioni che prendereste se foste in procinto di provare un'eperienza psichedelica, che ne so, con LSD. Set, setting e dosaggio. Cercate di essere in forma, fisicamente e psicologicamente, in buona compagnia, o al limite soli, e non fatevi spaventare dal primo impatto con la "sostanza".
Ripensandoci, forse se siete in una buona forma psicologica e fisica non vale nemmeno la pena ascoltarlo. Non so, mi stanno un po' confondendo questi Einsturzende, non potremmo parlare d'altro?
Bene, diceva Ginsberg, il messaggio è "allargate l'area della coscienza", qualunque cosa voglia dire.
Fine presentazione-fine genesi-fine post.
P.S. Fra i nomi disponibili per un blog c'è anche "pimpa docet", mi auguro che qualcuno lo voglia adottare al più presto. Adottate una pimpa.
P.P.S. Sono innamorato di questa donna
http://www.youtube.com/watch?v=3d9nrrQGxzA&feature=related
Nel caso fra i lettori ci sia anche una sua sosia, magari studiosa di filosofie orientali e linguista, potrei abbandonare, o quanto meno mitigare, le mie simpatie per il nichilismo.
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